San Pantaleone

Cattedrale


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Culto

Culto a Vallo della Lucania

A Vallo non si hanno memorie o documenti che attestino una particolare devozione per San Pantaleone; si sa solo che egli fin dalla fondazione è stato scelto a protettore di Corinoti e Spio, dove il prevalere della devozione per il santo di Nicomedia, come si è già accennato, probabilmente si collega alle sue esaltate qualità taumaturgiche, apprezzate in un casale dove la concia determinava una condizione ambientale di grave inquinamento e, quindi, una endemica morbilità. Dalla visita fatta da mons. Nicolai il 29 novembre 1711 si apprende che le sue reliquie venivano conservate in un armadio presso l’altare della famiglia dell’abate Stefano Pinto e che esisteva la statua in legno dorato, restaurata nell’Ottocento. Il privilegio della famiglia Pinto viene attestato già nella visita del 26 aprile 1691. In età moderna si registrò una diffusa tendenza alla privatizzazione del culto dei santi, famiglie nobiliari e congreghe solennizzavano più i loro patroni che il protettore del paese. A giudicare dalle spese sostenute dall’Università in occasione dei festeggiamenti per San Pantaleone si deve arguite che, oltre alla messa solenne, si procedeva solo allo sparo di pochi "maschi" ed al donativo di cera e candele. Il culto per il Santo ebbe una maggiore diffusione e più larga eco a partire dal Settecento, in occasione della traslazione a Vallo della reliquia del sangue fluido del martire, così come risulta dai documenti e dagli atti notarili conservati nell’archivio del Capitolo Cattedrale.

 
 Culto a Vallo

 Culto in Italia

 Culto in Europa


 Il Sangue di San Pantaleone